Il contesto di mercato

A livello globale nel 2013 si è assistito a un lieve ridimensionamento delle stime di crescita del settore E&C Offshore: la domanda di petrolio sta crescendo meno dell’offerta con conseguenti aspettative di una leggera discesa del prezzo, quindi gli investimenti delle Oil Company stanno crescendo più lentamente di quanto ci si poteva attendere solo un anno fa.

Nonostante ciò, l’anno che si è appena chiuso ha fatto registrare ottimi livelli di attività in quasi tutti i segmenti.

Il segmento degli sviluppi sottomarini ha continuato a crescere a ritmo sostenuto anche nel 2013, con un numero di unità sottomarine entrate in produzione molto più elevato rispetto all’anno precedente. L’area del Mare del Nord/Nord Atlantico è stata l’area più attiva (ed è previsto restarla anche nel 2014), seguita dall’America Latina (Brasile in primis) e dall’Africa Occidentale, Angola e Nigeria in particolare, con gli sviluppi sui campi Plutonio, Saturno, Venere e Marte per conto BP e Usan per conto Total. L’intensa attività nel Mare del Nord ha fatto sì che nell’anno appena trascorso il livello di attività in acque poco profonde diventasse particolarmente rilevante rispetto al passato. Le scoperte in acque più profonde continuano però a essere il driver principale della crescita del settore, e nel 2013 non sono mancate importanti scoperte come ad esempio Flemish Pass in Canada, Sigsbe nel Golfo del Messico o quelle nel Pre-Salt Angolano (Kwanza Basin) il cui potenziale potrebbe rivelarsi enorme.

Il segmento delle piccole condotte continua la sua fase di crescita, che nel 2013 è stata trainata dai numerosi progetti nel Sud-Est Asiatico (Malesia e Vietnam), dagli sviluppi in acque profonde del Golfo del Messico, e dall’intensa attività in Medio Oriente, come ad esempio il proseguimento delle operazioni relative al progetto Al Wasit, nel Golfo Persico. In America Latina e nell’area del Mare del Nord/Nord Atlantico c’è stata una diminuzione di chilometri installati, mentre l’Africa Occidentale si è mantenuta sui livelli dell’anno precedente, con prospettive di crescita nel 2014.

Per quanto riguarda le grosse condotte, il 2013 è stato un anno che ha visto livelli di attività inferiori rispetto al 2012. In particolare la riduzione si è verificata nelle aree che erano state particolarmente attive l’anno precedente, a seguito dell’ultimazione o entrata in fase conclusiva di alcune importanti attività di posa. In modo particolare il calo si è verificato nelle aree dell’Asia-Pacifico e del Mare del Nord/Nord Atlantico. Al contrario nel Golfo del Messico vi è stato un aumento dei chilometri installati grazie alla posa di numerose condotte in acque ultra-profonde , ad esempio nelle aree di Walker Ridge e Keathley Canyon.

Nel settore dell’installazione di piattaforme fisse c’è stato un cospicuo aumento del numero di unità installate, principalmente localizzato nelle aree dell’Asia-Pacifico e del Golfo del Messico. La prima, in termini assoluti, rappresenta quasi la metà di tutte le installazioni mondiali e vede le attività concentrate soprattutto nell’offshore cinese, in Malaysia e in Indonesia. Altra area molto dinamica è quella del Medio Oriente/Caspio che da sola include più di un quarto di tutte le installazioni globali: la maggior parte delle installazioni sono negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita, dove sono in corso grossi e importanti progetti quali Umm Lulu, Satah Al Razboot (SARB), Upper Zakum, Al Wasit. Infine si è notato un aumento nel segmento dei sollevamenti pesanti, che hanno rappresentato circa un quinto di tutte le installazioni effettuate nel 2013.

Nel segmento delle FPSO (Floating Production Storage and Offloading) c’è stato un recupero del numero di installazioni, dopo la battuta d’arresto del 2012, grazie a diverse nuove unità installate in Brasile. Parallelamente c’è stata una riduzione del numero di unità ordinate, causato dal fallimento della compagnia brasiliana OGX. Il Brasile continua comunque a rappresentare l’area di riferimento per questo segmento, dato che in questo momento costituisce comunque quasi la metà della domanda globale.

Per le FSRU (Floating Storage Regasification Unit) si conferma un buon momento; è stata avviata la FSRU Toscana, e sono anche state ordinate alcune nuove unità, rispettivamente in America Latina e Medio Oriente.

Il segmento delle FLNG (Floating LNG) prosegue la sua veloce espansione, sebbene con alcune incertezze. Il numero di progetti per i quali si sta prendendo in considerazione l’utilizzo di tale mezzo sta aumentando, ma i processi decisionali si stanno mostrando più lenti del previsto e non sono mancati ripensamenti da parte delle Oil Company in favore dell’utilizzo di pipeline. Al contrario, un esempio tra tutti a favore delle FLNG è il progetto Browse, per il quale Woodside ha recentemente deciso di utilizzare un’unità galleggiante come concetto di sviluppo. L’Australia e l’Asia- Pacifico rappresentano l’area di riferimento, ma anche in Mozambico, Iraq, Israele, Brasile si stanno prospettando potenziali sviluppi delle attività.